Protesi Peniene: una soluzione alla disfunzione erettile grave a cui sempre più italiani fanno ricorso

La disfunzione erettile consiste nell'impossibilità di raggiungere o mantenere un'erezione sufficiente a consentire un rapporto sessuale soddisfacente. Tra i disturbi sessuali maschili, la disfunzione erettile è sicuramente una delle problematiche maggiormente diffuse, la cui incidenza si attesta intorno al 13% della popolazione maschile: ne soffrono, quindi, circa 3 milioni di italiani, con un incremento negli uomini al di sopra dei 50 anni di età. Diversi sono i fattori che possono concorrere a determinare l'insorgenza di una disfunzione erettile: cause psicogene, endocrine, neurogene, vascolari e iatrogene (farmacologiche, chirurgiche o radioterapiche). Nei casi di disfunzione erettile più gravi, quando si è in presenza, ad esempio, di diabete, malattie circolatorie, malformazioni peniene congenite o acquisite, chirurgia conseguente a tumore di prostata, vescica e retto, traumi a livello di midollo spinale, etc. le protesi peniene possono rappresentare una possibile soluzione alla problematica, soluzione che, negli ultimi anni, ha visto un lento ma costante incremento nelle richieste di questo tipo di intervento. Le protesi peniene attualmente in commercio sono essenzialmente di due tipi: non idrauliche o malleabili, composte da un corpo di silicone con all'interno una struttura di sostegno manualmente modellabile e idrauliche, costituite da due elementi inseriti nei corpi cavernosi e collegati ad un sistema che funge da pompa e ad un serbatoio. Quest'ultima tipologia, soprattutto, sembra essere quella maggiormente apprezzata dagli uomini poichè, in condizione di riposo, la protesi presenta un aspetto molto naturale, risultando assolutamente non visibile. Rispetto al funzionamento di questo tipo di impianto, due cilindri artificiali vengono inseriti all'interno dei cilindri naturali del pene, i corpi cavernosi, mentre la sacca scrotale andrà a contenere il meccanismo di azionamento dell'impianto che, quando azionato, farà circolare il liquido nei cilindri ottenendo così un'erezione. In seguito, per ritornare allo stato di flaccidità del pene, occorrerà toccare un altro specifico punto della sacca scrotale per fare in modo che il liquido si ritiri dai cilindri e ritorni nel suo sacchetto. Per quanto riguarda la sensibilità erotica del pene trattato chirurgicamente con un impianto di protesi, questa non risulterebbe compromessa, laddove desiderio, eccitazione ed orgasmo si configurino come aree non compromesse precedentemente all'intervento chirurgico. Stando a quanto affermato da alcuni studi scientifici, la soddisfazione di chi ha optato per l'intervento chirurgico di protesi peniena sembrerebbe molto alta, poichè nei casi di deficit erettile organico e di grave entità, può rendere di nuovo possibile l'accesso ad una sessualità piena ed appagante. Ad ogni modo, è importante considerare l'affiancamento di un counselling psico-sessuologico individuale da intraprendere nella fase preoperatoria e postoperatoria con il paziente, e, quando presente, coinvolgere anche la partner, per approfondire i vissuti emotivi legati alla disfunzione sessuale e le eventuali fantasie negative, irrealistiche o ansiogene relative all'inserimento della protesi.

di Michela Pieroni e Luca Pierleoni

Articoli originali visionabili presso la Società Italiana di Sessuologia e Psicologia - SISP, all’indirizzo www.sisponline.it

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